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Vale 600 milioni la restituzione ai sindaci dei tagli 2009 ai trasferimenti che il Viminale è riuscito a infilare in extremis nel decreto fiscale sugli acconti varato giovedì dal governo. Si tratta, va detto subito, di soldi già spettanti ai comuni, che in questo indennizzo trovano però una boccata d'ossigeno insperata per la soluzione del rebus dell'assestamento di bilancio, da chiudere entro il 30 novembre. Dall'associazione dei comuni commentano la notizia con soddisfazione composta, senza entusiasmi: «È un risultato importante – dicono – che soddisfa una richiesta ripetuta più volte per un reintegro totale di trasferimenti erroneamente trattenuti dallo stato». Tutto nasce dal decreto Visco-Bersani del 2006, che aveva stretto sui requisiti per ottenere l'esenzione dall'Ici riservata agli edifici rurali e per questa via aveva promesso ai comuni un extragettito di centinaia di milioni all'anno, in crescita nel tempo. In realtà i controlli effettuati da sindaci e agenzia del Territorio sono riusciti a stanare non più di 70 milioni di nuova Ici all'anno, e il resto si è trasformato in un buco nei conti coperto con fatica dal governo, ogni volta con un anno di ritardo. Due settimane fa, infatti, erano arrivati ai comuni i rimborsi relativi al 2008. La novità in arrivo con il decreto è che, per la prima volta, il rimborso arriva nell'anno giusto, senza costringere i comuni all'accertamento contabile di entrate solo promesse, in deroga a tutti i principi guida dei bilanci pubblici. L'assegno del ministero dell'Interno, promesso per fine mese, riguarderà l'80% del buco 2009; il taglio ai trasferimenti previsto per quest'anno era di 820 milioni, a cui vanno sottratti i circa 70 milioni che i comuni sono riusciti a recuperare davvero individuando nelle campagne gli edifici che avevano perso i requisiti di ruralità. In pratica, quindi, 600 dei 750 milioni che rimangono arriveranno in "acconto" a fine mese, mentre per il resto sarà necessario aspettare l'anno prossimo; quando con un nuovo giro di certificazioni tutti i comuni dovranno indicare al Viminale la cifra che manca ai loro conti. L'accelerazione dei rimborsi risolve almeno in parte il problema della chiusura degli assestamenti dei preventivi 2009 al 30 novembre, che senza questi fondi difficilmente avrebbero potuto trovare la quadra. Arriva con questa veste il primo frutto concreto della rottura dei rapporti istituzionali con il governo minacciata dai sindaci nelle scorse settimane, che già ha portato a rinviare di una settimana l'approdo in consiglio dei ministri della nuova Carta delle autonomie preparata dal ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. L'altro risultato è rappresentato dalla convocazione del governo, che ha dato appuntamento ai sindaci a palazzo Chigi per mercoledì prossimo. A dividere le controparti al tavolo di mercoledì c'è un problema da circa 1,5 miliardi di euro. I primi 500 milioni rimandano ancora al capitolo dell'Ici, e sono collegati al mancato rimborso integrale del gettito venuto a mancare con l'abolizione dell'imposta sull'abitazione principale. Per i rimborsi, che tra l'altro si sono bloccati in conferenza unificata dopo che il governo ha incontrato certificazioni «anomale» da parte di qualche comune, il bilancio statale dispone per ora di 2,8 miliardi, mentre l'esenzione delle prime case ne costa 3,3. Sul patto di stabilità la partita vale invece un miliardo; un ordine del giorno approvato giovedì dal Senato impegna il governo a rivedere i vincoli di finanza pubblica per i comuni, ma la dittatura dei numeri sembra lasciare poco spazio alle buone intenzioni dell'Aula. Nelle scorse settimane l'Anci ha studiato una proposta che concentra gli sforzi sui comuni in disavanzo e permette un allentamento delle norme per chi ha i conti in nero; il tutto però si traduce in uno sconto di 600 milioni, mentre dal ministero dell'Economia i saldi complessivi sono considerati intoccabili.  La stretta ai requisiti per l'esenzione Ici agli immobili rurali "prometteva" ai comuni per il 2009 un gettito di 820 milioni di euro. I trasferimenti statali ai sindaci sono stati tagliati della stessa cifra. In realtà le nuove regole per i fabbricati rurali hanno fatto emergere un extragettito intorno ai 70 milioni di euro; il resto si è quindi tradotto in un buco nei conti comunali La soluzione Il decreto fiscale varato giovedì dal governo permette di rimborsare ai comuni l'80% del buco determinato dal taglio ai trasferimenti. Si tratta di 600 milioni di euro Il restante 20% sarà restituito ai comuni nel corso del 2010. I sindaci dovranno inviare al Viminale la nuova certificazione sul mancato gettito, in base alla quale otterranno il saldo

fonte: Trasferimenti agli enti locali

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